L’IoT non è efficiente

Una corretta gestione dei dispositivi permetterebbe di risparmiare sino a 200 miliardi di euro

“Internet of Things” e “Internet of Everything” sono termini che spesso vengono usati come sinonimi per riferirsi indifferentemente al mondo in rete, ma le “cose” interconnesse attraverso il web costituiscono solo uno degli aspetti in cui il “tutto” (Everything) si realizza e si amplifica grazie alle reciproche interconnessione. Quella delle “cose” (Things) è infatti solo una delle quattro dimensioni che compongono il più ampio mondo dell’Internet of Everything, che oltre alle cose include anche i dati, i processi e le persone.
Proprio come l’Internet of Things, anche il più ampio mondo di Internet of Everything ha avuto un’evoluzione parallela a quella del web semantico, quello che usiamo tutti i giorni per navigare sulla rete. Un’evoluzione che secondo gli esperti di Avvenia, leader nazionale nel settore della White Economy e dell’efficienza energetica, ha già portato ad aumentare gli sprechi energetici superando globalmente i 200 miliardi di euro annui.
“Le connessioni delle quattro dimensioni di Internet si decuplicheranno nel prossimo decennio” dicono gli esperti di Avvenia, secondo i quali la crescita maggiore riguarderà il numero delle “cose” connesse, dai telefoni alle stampanti, ai braccialetti per l’«activity tracking», superando i sei dispositivi collegati per ogni essere umano. Ma anche i processi e i dati sono destinati a crescere in maniera esponenziale, così Internet of Everything collegherà un numero sempre maggiore di cose, dati, processi e persone, con tutta la forza rivoluzionaria di Internet.

Più “cose”… più energia
La prima dimensione a crescere secondo Avvenia sarà dunque proprio l’Internet of Things, attraverso la quale gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza artificiale, con sveglie che suonano prima in caso di traffico o scarpe che trasmettono tempi e velocità per gareggiare con altri sportivi dall’altra parte del globo. “Ma aumentando il numero delle “cose” connesse tenute comunque in stand-by – e che quindi continuano a consumare energia – aumentano proporzionalmente anche gli sprechi energetici” commentano gli esperti di Avvenia.
“Generando così altri nuovi sprechi energetici perché per potere processare tutta questa mole di dati si richiede una potenza di calcolo parallelo e massivo con strumenti dedicati su migliaia e migliaia di nuovi server”, puntualizzano gli esperti di Avvenia.
Per quello che riguarda i processi, Internet rivoluzionerà il modo in cui le aziende gestiranno le loro catene di approvvigionamento. Telecamere e sensori potranno contare il numero di persone che entrano nei negozi e con l’analisi dei modelli di traffico nei punti vendita prevedere il flusso e regolare automaticamente i processi.
E che dire delle persone? Il modo con cui oggi ci si connette ad Internet è cambiato in modo radicale: dai sistemi tradizionali si è arrivati ai tablet, smartphone e device indossabili, come gli smartwatch, che hanno già cambiato il modo con cui si condividono le informazioni. Quello che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza ora è diventato una realtà, le applicazioni continuano ad aumentare e con esse gli sprechi.

Serve più efficienza
Secondo Avvenia bisognerebbe intervenire per una maggiore efficienza energetica dei dispositivi attuali che, a differenza di quelli tradizionali, spesso non sono dotati di una modalità di risparmio energetico. Di conseguenza la maggior parte dell’energia elettrica è consumata proprio quando questi apparecchi stanno semplicemente mantenendo la loro connessione. “Per risparmiare basterebbe predisporre i dispositivi con modalità di fabbisogno differenti a seconda della operatività e in questo modo risparmiare fino a un 70%, economizzando complessivamente 200 miliardi di euro” concludono gli esperti di Avvenia.