Nella stampa additiva il valore di riempimento è preimpostato sulla percentuale del 20%, ma non sempre si tratta del tasso ideale

 

Nella percezione comune, un oggetto è tanto più solido, quanto più è “pieno”. Ma è davvero così? Chi ha studiato meccanica e costruzioni sa che, in molti casi, la soluzione migliore dipende invece dalla distribuzione di carichi e dalle sollecitazioni.

Lo stesso principio vale anche nell’ambito della stampa tridimensionale. Infatti, come spiegano gli esperti di Siemens Digital Industries Software nell’ebook Stampa 3D: suggerimenti pratici per passare dalla progettazione CAD all’oggetto stampato, “nonostante la stampa di un oggetto solido abbia i suoi vantaggi, il riempimento consente di risparmiare risorse preziose in termini di filamenti e tempo”.

Per questa ragione, dal software di gestione di una stampante additiva, si può definire la percentuale di riempimento di un oggetto. Una percentuale che deve essere scelta con cura, poiché ridurre i filamenti da depositare permette di limitare i tempi di creazione di un oggetto, oltre al materiale utilizzato.

Inoltre, come viene spiegato nell’eBook gratuito, non possiamo dimenticare un ulteriore problema degli oggetti costituiti da un unico blocco di plastica: la tendenza a deformarsi a causa del calore del materiale depositato. L’impiego di un’adeguata percentuale di riempimento, da valutare nei singoli casi, agevola invece il flusso dell’aria e, quindi, un raffreddamento più uniforme. Una peculiarità che previene il rischio di deformazioni termiche.