Con 400 espositori, Bi-MU si è confermato l’appuntamento di riferimento per l’innovazione e il business del settore nell’ambito di robot, additive manufacturing, digital manufacturing, sistemi di metrologia, sistemi di trasmissione di potenza, trattamenti termici e di superficie e utensileria. Un evento biennale che, nell’edizione 2026, si è misurato con un elemento nuovo e dirompente: l’intelligenza artificiale. Una tecnologia ormai presente in tutti i settori, ma che deve essere considerata con particolare attenzione in un ambito in cui l’industria italiana si è sempre distinta per la propria capacità di rispondere alle esigenze dei singoli clienti.
Una peculiarità, quella dell’attenzione al cliente, che potrebbe essere messa in crisi, come spiega Giovanni Bozzetti – Presidente di Fondazione Fiera Milano, dall’omologazione dei prodotti. Un fatto che porterebbe “alla morte del manifatturiero italiano. Per questo bisogna valorizzare le nostre peculiarità”. Per questa ragione, lo stesso Bozzetti ha insistito sull’importanza di valorizzare le competenze per avvicinare le scuole all’attività industriale e, quindi, per formare le persone che saranno chiamate a utilizzare e migliorare le tecnologie”.
Proporre al mercato le migliori tecnologie, come quelle esposte a BI-MU, non basta. Occorre valorizzarle e promuoverle, come spiega Luca Durante – Dirigente dell’Ufficio Beni Strumentali di ICE Agenzia. Proprio ICE ha raddoppiato i propri investimenti per promuovere le aziende italiane sui mercati internazionali, accompagnando le missioni all’estero, ma anche portando in Italia potenziali acquirenti. Lo stesso Durante ha sottolineato che, come sappiamo, alcuni mercati risultano più ostici, ma si stanno aprendo nuove opportunità in aree ancora poco esplorate, come India, Mercosur e Africa. Paesi a cui i nostri imprenditori stanno guardando con crescente attenzione.
Affrontare nuovi mercati e implementare nuove tecnologie implica, necessariamente, investimenti anche significativi, che non sempre le aziende italiane sono in grado di affrontare in modo autonomo. Per questo si guarda sempre, con crescente attenzione, agli incentivi che, dal 2017, hanno trainato numerosi investimenti. Anche se, non sempre, con la necessaria linearità. Da qui l’intervento di Valentino Valentini – Viceministro delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) che, dopo le frasi di rito, non ha avuto timore di ammettere che “Nell’ultimo anno le nostre esportazioni sono calate a causa di due importanti conflitti, dell’inflazione e dei crescenti costi energetici. Siamo in una fase di transizione, con tante incertezze, i nostri imprenditori devono affrontare le difficoltà. Con Transizione 5.0 abbiamo avuto un po’ di difficoltà. Ma poi abbiamo messo i soldi per gli esodati. E anche il nuovo iperammortamento ha avuto un’ottima risposta, anche se adesso c’è un attimo di incertezza”. Un’incertezza che, ad avviso di chi scrive, è ancora dovuta alla mancanza di chiarezza e a regole non ancora definitive…
Al di là degli incentivi, e dei relativi problemi, Valentini ha ricordato come alcuni mercati di sbocco, come Cina e USA, siano meno recettivi. Per questo, a livello italiano ed europeo, dobbiamo reagire, difendendo “il nostro indirizzo di neutralità tecnologica”. Il tutto attraverso una transizione ecologica che, però, non può trascurare la sostenibilità economica delle nostre imprese. Infatti anche Francia e Germania stanno rivedendo i tempi dell’elettrico, perché l’obiettivo è corretto, ma l’automotive ha tempi incerti. Del resto l’innovazione tecnologica è velocissima e non possiamo sottrarci. Ma la forza del Made in Italy è quella di essere flessibili e offrire valore del bene nel tempo. Le grandi aziende usano facilmente l’intelligenza artificiale, ma le PMI fanno fatica, soprattutto perché cambia il modo di produrre e l’intera impostazione dell’azienda. Oggi l’intelligenza artificiale ci spaventa, ma dobbiamo capire come utilizzarla. Tutti abbiamo lo stesso strumento, ma dobbiamo imparare a usarlo diversamente. Ed il Governo è accanto agli imprenditori in questa transizione.
Un aiuto concreto, per l’intero settore, che potrebbe arrivare anche dall’introduzione di nuovi incentivi all’innovazione. Anche per questa ragione, UCIMU sta promuovendo un’analisi per comprendere quale sia lo stato del parco macchine e delle competenze a disposizione delle aziende italiane, con l’obiettivo di richiedere poi strumenti per l’innovazione concreti.
Del resto, come ha ricordato Riccardo Rosa – Presidente di UCIMU-Sistemi per Produrre, “siamo il quinto produttore al mondo in questo genere di prodotti e il quarto esportatore al mondo”, ma dobbiamo investire per mantenere questi primati.
Guardando al prossimo futuro, Rosa appare molto realista: “La raccolta ordini è in crescita del 10% rispetto allo scorso anno, anche se Nord America, Germania e Cina confermano il proprio calo. Di contro cresce l’India. Ma rimane debole la domanda interna, a causa dei costi dell’energia e dell’incertezza che circonda l’automotive”.
Per superare il momento di crisi, Rosa non ha comunque dubbi: “In BI-MU avremo 4.000 studenti in visita, per avvicinarli alle nostre aziende. Il futuro delle macchine utensili sono i nuovi talenti e l’innovazione fatta dai nuovi talenti”.
