L’esortazione nello studio del Capgemini Research Institute “Powering Sustainability: Why energy and utility companies need to act now and help save the planet”

Green economy
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In ambito di sostenibilità, secondo un nuovo studio del Capgemini Research Institute dal titolo “Powering Sustainability: Why energy and utility companies need to act now and help save the planet”, le aziende del settore energetico e dei servizi pubblici che implementano iniziative avanzate ottengono maggiori ricavi, migliorano la propria reputazione come brand e azienda e sono percepite positivamente da investitori, enti regolatori e clienti.

Il report rileva inoltre che il settore sta diversificando le fonti di reddito ecologiche ma che devono essere fatti maggiori sforzi perché le aziende diventino sostenibili in modo da supportare l’intera economia nella riduzione del rischio climatico.

Con l’approssimarsi dei cosiddetti “pacchetti verdi” (ad esempio, lo European Green Deal) e di altre scadenze normative relative alla riduzione della CO2, il mancato intervento in quest’ambito rischia di diventare oneroso.

A fronte di questa situazione, le grandi organizzazioni sono in prima linea nel percorso verso la sostenibilità, dichiarando obiettivi chiari e ambiziosi per la riduzione o l’eliminazione del carbonio dalle rispettive catena del valore, con le principali utility europee a fare da apripista.

Sostenibilità: da minaccia a opportunità

Capgemini ha intervistato 600 dirigenti senior del settore in 300 organizzazioni e ha rilevato che le aziende del settore energy e utility stanno passando dal considerare la sostenibilità come una minaccia a vederla come un’opportunità, organizzandosi rapidamente per ottenere una “licenza di operare” che consenta loro di svolgere un ruolo chiave nella transizione verso l’energia pulita.

Con la sostenibilità al centro delle proprie attività, quasi due terzi (64%) delle organizzazioni dichiarano di aver generato un aumento delle entrate da operazioni sostenibili, mentre più della metà investe in almeno sei fonti di reddito non inquinanti, tra cui l’idrogeno verde (59%).

Tra gli altri benefici di questi investimenti sostenibili c’è anche l’aumento del valore del brand, grazie alla percezione positiva riguardante l’impegno verso l’ambiente, il sociale e la governance (Environment, Social, Governance – ESG).

Ci sono ancora limitazioni al progresso

Nonostante questi progressi, le organizzazioni del settore energetico e dei servizi pubblici continuano a fare fatica nel trasformare le proprie intenzioni in realtà. Mentre il 57% dichiara infatti di avere un approccio maturo, con iniziative di sostenibilità ampiamente diffuse in tutta l’organizzazione e a beneficio dei propri clienti in termini di responsabilità ambientale, questa maturità relativamente forte non si riflette in altre aree.

Quando si tratta di ridurre le emissioni, il report rivela che meno della metà delle organizzazioni (42%) ha pratiche mature per ridurre le emissioni Scope 1, e solo il 3% ha procedure mature per affrontare le emissioni Scope 3.

La crisi in corso dovuta al COVID-19 rappresenta un’altra sfida. Mentre nel complesso la pandemia ha determinato un declino globale delle emissioni di CO2 di 2,4 Gt, il tasso più veloce dal 2010 a oggi, è necessario che diminuiscano di un altro 60% per garantire che, entro il 2050, l’aumento della temperatura si mantenga al di sotto di 1,5-2°C rispetto ai livelli preindustriali.

Il 37% dei partecipanti all’indagine ha inoltre dichiarato di aver rallentato notevolmente il ritmo degli investimenti per la sostenibilità come conseguenza del COVID-19.

Nel quadro definito dall’Accordo di Parigi per limitare il global warming, il report ha rilevato che solo il 6% delle organizzazioni che si occupano di energia e di servizi pubblici sono attualmente sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi prefissati, con tre organizzazioni su cinque che affermano di non essere in grado di raggiungerli o di non essere sicure di poterlo fare.

Va colto il pieno potenziale delle tecnologie

Come sottolineato in una nota ufficiale da Marco Perovani, Telco, Media, Technology & Energy, Utilities, Services Director di Capgemini in Italia: «Anche se sono stati fatti progressi, è chiaro che le organizzazioni del settore dell’energia e delle utility devono fare di più per contenere gli impatti dannosi del cambiamento climatico e accelerare i propri programmi di sostenibilità. Impostare una strategia e una visione ambiziosa è un primo passo, ma realizzarla è una sfida importante, in particolare per quanto riguarda le emissioni di tipo Scope 3. Per prepararsi al futuro, le organizzazioni devono riconoscere che produrre un impatto e un cambiamento reale richiede di aggiornare i propri modelli in modo da soddisfare le esigenze di sostenibilità e cogliere il pieno potenziale delle tecnologie per raggiungere i propri obiettivi».

Il report include una serie di raccomandazioni chiave per le organizzazioni che si occupano di energia e di servizi pubblici per prepararsi a un futuro sostenibile. Le organizzazioni devono infatti iniziare a trasformare radicalmente i propri modelli di business, limitando progressivamente gli investimenti di capitale nelle aziende che per crescere utilizzano combustibili fossili, creando una tabella di marcia per eliminare gradualmente le attività ad alta intensità di emissioni e dirottando il capitale verso le energie rinnovabili e le operazioni a basse emissioni. È necessario inoltre massimizzare l’utilizzo di energie rinnovabili e gli investimenti nelle stesse, utilizzare la tecnologia per accelerare il percorso di sostenibilità, offrire ai clienti soluzioni a basse emissioni ed energia pulita per ridurre le emissioni Scope 3, e ampliare l’inclusione sociale e gli sforzi in materia di sostenibilità economica.

Nel raggiungere gli ambiziosi obiettivi di sostenibilità, le aziende del settore energetico e delle utility stanno investendo in tecnologie digitali avanzate come IoT, automazione, data analytics, idrogeno e tecnologie di storage, elettrificazione degli usi finali, Artificial Intelligence e Machine Learning. Più della metà (55%) delle aziende ha collaborato con imprese tecnologiche consolidate per portare nuove idee e pratiche nella propria agenda in materia di sostenibilità. Eppure, nonostante questi potenziali benefici, è ancora basso il grado in cui le organizzazioni mondiali hanno raggiunto dimensioni di scala con i casi d’uso legati alla tecnologia.

Ancora per Perovani: «Puntare in basso è un errore, considerate le dimensioni della trasformazione necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e del mandato dell’UE sulla transizione energetica. Per le organizzazioni del settore dell’energia e dei servizi pubblici, il messaggio è semplice: la portata della sfida è enorme e continua ad aumentare. Le aziende che non intervengono prontamente devono affrontare perdite di ricavi, investitori e della propria licenza sociale a operare. Gli operatori storici devono intraprendere subito azioni coraggiose, tracciando un percorso chiaro verso la sostenibilità, con obiettivi ben definiti e azioni determinate. Il costo della mancanza di azione è enorme, mentre i giusti interventi possono rendere i modelli di business delle aziende a prova di futuro per decenni».