L’azienda italiana D-Orbit ha scelto la piattaforma Creo e il partner Dedagroup Business Solutions per mantenere ‘pulite’ le orbite con il suo D3

Foto: NASA Kennedy Space Center

D-Orbit, società italiana con sede a Como, specializzata nella gestione del ciclo di vita delle missioni spaziali, ha studiato una soluzione decisamente utile a recuperare i satelliti spaziali, quando giunti al loro fine vita.

Il suo prodotto D3 è un motore indipendente e intelligente ottimizzato per operazioni di decommissioning spaziale. Se installato sui satelliti, D3 consente di toglierli dall’orbita in modo rapido e sicuro non solo al loro spegnimento, ma anche in caso di guasto grave.

Per la realizzazione di D3, D-Orbit ha scelto di utilizzare la piattaforma di progettazione Creo in collaborazione con Dedagroup Business Solutions, partner di PTC, identificandola quale miglior soluzione soprattutto in termini di flessibilità con cui potersi rapidamente adattare alle diverse richieste dei clienti.

La soluzione in dettaglio

D3 è pienamente conforme alle vigenti normative internazionali in tema di detriti spaziali e consente agli operatori satellitari di mantenere ‘pulite’ le orbite operative riducendo quindi i rischi di collisione. In base alle diverse configurazioni, D3 è in grado di eseguire operazioni di rientro rapido per i satelliti LEO (Low earth orbit) e di parcheggio dei satelliti MEO (Medium earth orbit ) e GEO (Geostationary earth orbit ) nella cosiddetta orbita cimitero, destinata ad accogliere le apparecchiature spaziali che hanno esaurito le loro funzionalità.

Con l’ausilio di Creo, la società ha inoltre progettato InOrbit NOW, una famiglia di soluzioni end-to-end dedicate al mercato del Nuovo Spazio, che include servizi di lancio e deployment, software di controllo delle missioni e una serie di servizi aggiuntivi.

Una risposta concreta al decommissioning dei satelliti

Il problema dei detriti spaziali (satelliti fuori uso, stadi di razzi vettori, altri stadi di servizio abbandonati in precedenti missioni, nonché tutti i frammenti di vario tipo e di diverse dimensioni che l’erosione, le varie collisioni o gli effetti di disintegrazione spaziale hanno generato nel corso degli anni) ha portato alla ribalta il tema del decommissioning dei satelliti che raggiungono il fine vita.

I sistemi di propulsione montati a bordo satellite non sono concepiti per eseguire operazioni di dismissione controllata, il che costringe gli operatori a effettuare interventi lunghi, complessi e soprattutto costosi. Tali interventi portano spesso a ridurre la vita utile dei satelliti e, inoltre, in caso di guasto non possono nemmeno essere effettuati.

Un’efficace operazione di recupero de i satelliti quando giunti al loro fine vita consentirebbe di ridurre notevolmente il problema dei detriti spaziali. In aggiunta, le tematiche ambientali oggi hanno assunto un’importanza tale che non solo ci vedono impegnati nella salvaguardia del nostro pianeta, ma addirittura nella ricerca di un nuovo mondo che possa essere potenzialmente adatto alla vita umana.

In quest’ottica dovremmo fare tesoro dei nostri errori passati e, quindi, anticipare le problematiche che i rifiuti spaziali potrebbero causare nel prossimo futuro grazie al contributo di aziende come D-Orbit.