La luce del giorno valorizza le vetrine, crea una certa profondità nei materiali e conferisce una sensazione di realismo. Se viene lasciata senza controllo, però, può alterare la percezione cromatica, riscaldare gli ambienti e accelerare lo scolorimento dei tessuti.
La fedeltà dei colori, nel visual merchandising, non è un dettaglio, perché orienta l’attenzione dei passanti e ha un ruolo fondamentale nella decisione d’acquisto. È comunque possibile mantenere delle ottime tonalità stabili durante tutta la giornata: basta seguire alcune regole chiare.
Pellicole per vetrine: controllo della luce e colori stabili
Per chi gestisce un punto vendita con vetrine esposte al sole, c’è un problema ricorrente: il calore che penetra e la merce che, con il passare delle ore, appare diversa da come è stata immaginata.
Qui entrano in gioco le pellicole per vetrine negozi, soluzioni trasparenti alla normale distanza di fruizione che riducono in modo sensibile l’apporto solare e, di conseguenza, abbassano le temperature interne senza incidere sulla visibilità dei prodotti.
Le varianti antiriflesso, in particolare, attenuano i bagliori che potrebbero infastidire chi osserva dall’esterno; i dettagli rimangono leggibili e le tinte diventano più coerenti.
Oltre alla possibilità di evitare i bagliori, il filtro che agisce sulla radiazione responsabile dello scolorimento dà la possibilità di proteggere tessuti, stampe ed elementi delicati. La merce riceve così protezione e gli ambienti risulteranno più freschi. Inoltre, grazie all’impiego di queste tecnologie, la percezione cromatica resta simile tra mattino e tardo pomeriggio.
Temperatura colore e resa cromatica: integrazione con la luce artificiale
La luce naturale cambia nel corso delle ore. Per appianare le differenze può essere utile un’illuminazione artificiale di supporto con parametri da scegliere in modo adeguato. In presenza di capi e materiali caldi, una temperatura colore tra 3.000 e 4.000 Kelvin mantiene la naturalezza delle tonalità; quando entrano in scena superfici fredde, un’impostazione vicina ai 5.000 Kelvin assicura brillantezza.
L’indice di resa cromatica deve rimanere elevato, preferibilmente pari o superiore a 90, così da contenere toni che falsano rossi, blu e verdi. La componente artificiale, per funzionare davvero, non deve soffocare la luce del giorno, ma deve riequilibrarla. Per esempio, nelle ore con irraggiamento intenso dovrebbe agire come riempimento che ammortizza i contrasti, mentre nelle giornate nuvolose o al tramonto deve offrire vivacità.
Sfondi, materiali e superfici
La fedeltà cromatica dipende anche dal contesto che circonda i prodotti. Sfondi neutri e leggermente opachi, infatti, riducono i riflessi e lasciano spazio alle caratteristiche dei tessuti. Grazie a superfici satinate lungo il perimetro della vetrina, si può limitare l’effetto specchio, mentre mensole sistemate con cura consentono di evitare macchie luminose che attirano lo sguardo in punti irrilevanti.
Bisogna ricordare che i vetri colorati, per quanto scenografici, modificano le tonalità in modo imprevedibile e, a seconda dell’ora, introducono colori dominanti difficili da gestire.
Perché un colore cambia da una luce all’altra
Lo stesso tessuto può apparire in un modo sotto una certa luce e spostarsi verso toni inaspettati sotto un’altra. Il fenomeno, legato all’interazione tra pigmenti e spettro, merita una certa attenzione nelle fasi di scelta dei capi.
Per tenere sotto controllo la variabilità cromatica, è utile testare i pezzi principali in almeno due condizioni: luce naturale filtrata dalla vetrina e luce artificiale impostata secondo i parametri dell’allestimento.
Nella zona espositiva, poi, lampade con temperature molto diverse, mescolate senza criterio, complicano le verifiche e introducono differenze di tono da un capo all’altro. Meglio, quindi, mantenere una coerenza di impostazione nelle aree.
I capi chiari vanno collocati in aree con illuminazione controllata, in modo da evitare una sensazione di sovraesposizione. I capi scuri possono avere benefici da tonalità più decise, a patto che la luce non sia frontale e abbagliante. I punti focali dovrebbero cadere dove la luce è più stabile, preferibilmente in corrispondenza delle porzioni di vetro trattate con pellicole antiriflesso.