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    Durst posa la prima pietra a Como: nasce il polo tessile digitale del futuro

    By Stefano Castelnuovo08/06/2026Updated:08/06/20265 Mins Read
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    Il gruppo altoatesino investe fino a 20 milioni di euro per trasformare un capannone di 20.000 m² nel terzo centro produttivo mondiale, con laboratori R&D, intelligenza artificiale e un Customer Experience Center da 1.000 m².

    durst

    Novant’anni fa, due fratelli aprivano un piccolo studio fotografico a Bressanone. Oggi quel gesto imprenditoriale si è trasformato in un gruppo da oltre 430 milioni di euro di fatturato (che il gruppo punta a raddoppiare nei prossimi cinque anni), 1.150 dipendenti e 35 società distribuite nel mondo. Durst Group — con il suo CEO Christoph Gamper alla guida — ha presentato ufficialmente in provincia di Como, il nuovo polo produttivo e centro di eccellenza dedicato alla stampa digitale industriale per il settore tessile, che sorgerà su una superficie di oltre 20.000 metri quadrati, di cui 12.000 metri quadrati coperti.

    L’operazione affonda le radici nell’acquisizione di Aleph, azienda pioniera nelle soluzioni digitali sostenibili per tessuti e decorazione d’interni ed esterni. Integrata al 100% nel gruppo dal 1° dicembre, Aleph portava in dote un fatturato per oltre il 60% generato all’estero in più di 20 paesi.La fusione ha aperto così la strada alla nascita di Durst Como, destinato a diventare il terzo polo produttivo del gruppo accanto alle sedi di Bressanone e Lienz.

    «Siamo qui per depositare la prima pietra di questo ambizioso progetto e piantare un albero di Tiglio, simbolo di crescita e sostenibilità», ha dichiarato Gamper durante la cerimonia di apertura, sottolineando come il progetto di Como rappresenti non solo un ampliamento produttivo, ma una scommessa identitaria: radicare l’intelligenza industriale del gruppo nel cuore di un distretto — quello comasco — che da diversi secoli definisce l’eccellenza tessile europea.

    Durst Como: produzione, ricerca e Customer Experience Center

    La scelta di Como non è casuale né meramente sentimentale. Il distretto lariano rappresenta per Durst un interlocutore strategico: una filiera completa di stampatori, brand, designer e produttori con cui co-sviluppare le tecnologie del futuro.

    Il polo di Como non sarà pertanto solo un sito produttivo. Nei 20.000 metri quadrati progettati dallo studio di architettura Monovolume — la cui forma richiama, nelle parole del CEO, una tela tessuta e la sagoma della sede centrale di Bressanone — troveranno spazio un Customer Experience Center da 1.000 metri quadrati, uffici, magazzini, showroom e aree di ricerca.

    L’investimento, compreso tra 15 e 20 milioni di euro, è finanziato con risorse proprie del gruppo. «Investiamo i soldi del passato», ha sottolineato Gamper, a ribadire la natura patrimoniale e di lungo periodo della scelta.

    I lavori sono già avviati: la produzione nella nuova struttura è attesa per ottobre di quest’anno, mentre il completamento integrale dell’intero complesso è previsto per la fine del 2026.

    Una piattaforma modulare a base acqua

    Al centro dello sviluppo tecnologico di Durst Como vi è una piattaforma di stampa a dieci colori, progettata con logica modulare e configurabile in base alle esigenze del cliente. La soluzione utilizza tecnologie inkjet a base acqua Kyocera— con testine a 600 dpi in configurazione a ricircolo e non ricircolo, nonché tecnologie Ricoh Jet 5 — scelte in funzione delle chimiche impiegate. La piattaforma prevede trattamenti in linea per la stampa a pigmento, lo sviluppo del bianco e la stampa a registro con camera di visione.

    All’hardware si affianca un intenso sviluppo software: dalla gestione delle reti di stampa al controllo del colore e delle varianti cromatiche, tutto ruoterà intorno all’intelligenza artificiale.

    «Tutti i software che andremo a sviluppare faranno uso di AI», ha dichiarato Christoph Gamper, anticipando che la piattaforma completa sarà presentata in forma di prodotto finito — non prototipo — a ITMA 2027, la fiera internazionale di settore che si terrà a settembre 2027.

    Harald Oberrauch, Presidente di Durst Group, Christoph Gamper, CEO e Co-Owner di Durst Group, Alessandro Manes, Director Global Sales Industrial Textile, Durst Group
    Harald Oberrauch, Presidente di Durst Group, Christoph Gamper, CEO e Co-Owner di Durst Group, Alessandro Manes, Director Global Sales Industrial Textile, Durst Group

    Intelligenza artificiale applicata: il progetto Kyveris

    Accanto allo sviluppo del nuovo polo di Como, Durst Group porta avanti anche Kyveris, il proprio progetto dedicato all’intelligenza industriale e all’applicazione dell’intelligenza artificiale ai processi di stampa digitale. Kyveris rappresenta una direttrice strategica trasversale del Gruppo, destinata a trovare applicazione anche nell’ambito della stampa tessile digitale.

    In questo quadro, Durst Como potrà rappresentare un contesto applicativo particolarmente rilevante per lo sviluppo e la validazione di queste tecnologienel tessile. La vicinanza al distretto comasco, ai clienti, alle applicazioni reali e alla filiera consentirà infatti di testare soluzioni software e strumenti basati su AI in un ambiente industriale concreto, contribuendo a rendere i processi produttivi più connessi, efficienti, controllati e automatizzati: dalla gestione dei flussi di stampa al controllo del colore, fino all’ottimizzazione dei processi e all’integrazione con le piattaforme produttive.

    Il piano di sviluppo si articola su un orizzonte ventennale, con un programma di assunzioni già pianificato per il biennio 2026–2027. Durst intende investire in modo significativo nella formazione di giovani tecnici specializzati nella manifattura digitale avanzata, contribuendo così anche al ricambio generazionale del distretto comasco.

    Sostenibilità come infrastruttura, non come accessorio

    La sostenibilità è parte strutturale del progetto: il sito sarà alimentato al 100% da energia non fossile, con un impianto fotovoltaico da 600 kWp. Il verde non sarà decorativo: spazi per la biodiversità, apicoltura aziendale — «il nostro miele è il migliore del mondo», ha scherzato Gamper — e il riutilizzo delle serre esistenti completano un approccio per «fare le cose con un occhio alla prossima generazione».

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    Stefano Castelnuovo

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