La nuova digitalizzazione posta ora in atto da Nord a Sud Italia grazie ad Eni. Accelerata dal Covid-19 ma in contrasto con il virus, e senza le consuete controindicazioni

In epoca Covid-19 si è dovuta focalizzare l’attenzione su imperativi categorici. La “mascherina” ha portato a prender coscienza di una realtà che tempo addietro rappresentava soltanto un ostacolo da annullare con l’impiego dei mezzi di trasporto. La distanza. Ad oggi quella fisica bisogna mantenerla, neutralizzandone gli effetti negativi. La chiave che realizza tale miracolo è racchiusa in un’attività divenuta cruciale: la digitalizzazione.

“Eni in una parola: digitalizzazione” ecco lo slogan. Sarebbe possibile porre al posto della realtà di “Eni” altre attività altrettanto rilevanti se si iniziasse a guardare ai cosiddetti “casi pilota”.

La transizione parte dalla Pianura Padana…

In pianura padana – in questi ultimi mesi di transizione energetica – si sta sviluppando HPC5: il primo supercalcolatore industriale per potenza di calcolo. Il suo nome completo è High Performance Computing – layer 5, ed è classificato come il sesto supercomputer più potente al mondo, il primo in Europa ed il primo in assoluto fra i computer non governativi. Inoltre fra i primi supercomputer green del mondo. Un solo Watt di elettricità permette all’HPC5 di calcolare quasi venti miliardi di operazioni al secondo. L’infrastruttura raggiunge oggi 70 Petaflop/s, ovvero 70 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo. È ospitato dal Green Data Center, in provincia di Pavia.  Grazie al suo particolare design dà un risparmio di circa 4500 tonnellate di CO2 all’anno rispetto ad un normale data center. Eni accelera la transizione verso l’impiego di energie rinnovabili studiando gli impianti deputati ad estrarle. Oltre ad agevolare le ricerche sul clima HPC5 può consentire di sviluppare nuove tecnologie per l’Ambiente. Infine nell’ambito del progetto europeo EXSCALATE4CoV il supercomputer di Eni offrirà il suo contributo di calcolo nella simulazione dinamica molecolare di proteine virali considerate rilevanti nel meccanismo di infezione del virus. Con l’obiettivo di riuscire ad identificare, attraverso l’impiego di banche dati contenenti fino a 10.000 composti farmaceutici, quelli più efficaci nella cura del Covid-19.

… e arriva in Basilicata

“C’è un vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano di tutti” (Henry Ford) e di questa riflessione Eni sembra aver fatto tesoro. Dalla pianura padana e dal supercalcolatore HPC5 è possibile spostarsi nel Sud Italia, in Basilicata e in provincia di Potenza, dove sorge il Centro Olio Val d’Agri. Il COVA è ora un impianto integralmente digitalizzato ed è la prima Lighthouse del mondo Eni.

Può dirsi ora in gran parte realizzato il progetto ambizioso delineato a dicembre 2019 di realizzare una”Energy Valley”. Così come “Silicon Valley” risulta il soprannome della parte meridionale della San Francisco Bay Area, culla della tecnologia per eccellenza, così nella parte meridionale dell’Italia si è intentato un percorso di transizione energetica. Per la creazione di un distretto industriale basato sulla sostenibilità ambientale e sull’economia circolare. Attivo ora il Centro di monitoraggio ambientale con una sala operativa che raccoglie i dati provenienti da cinque centraline. L’impianto è diventato una casa di soluzioni digitali a tutela dell’ambiente. Considerato il più grande giacimento onshore sulla terraferma in Europa il sito della Val D’Agri ha permesso l’installazione di una sensoristica molto sofisticata che consente l’elaborazione di una grande mole di dati. In tal modo è stata creata IOC (Integrated Operation Center) una enorme biblioteca digitale che tramite algoritmi permette di conoscere gli indici di andamento dei processi, facilitando le analisi tecniche ed il monitoraggio dell’asset integrity.

Il Coronavirus ha dunque definito nuove priorità attraverso la realizzazione di processi sino a qualche anno fa mai presi integralmente in considerazione. Tra questi la digitalizzazione inizia a non aver più la connotazione negativa della svalutazione del potenziale umano a danno della salute. Al contrario ora è stata posta a vantaggio dell’ambiente, della riduzione dei contagi e ha fatto sì che le diverse eccellenze potessero essere valorizzate. Annullando infine distanze e pregiudizi geografici. Un insegnamento di quest’epoca questo. Grazie al quale si gestirà in modo assai più proficuo il prossimo futuro.

Maria Chiara Di Carlo