Automazione: gli ostacoli da rimuovere

La mancata identificazione degli obiettivi chiave e dei flussi interessati è il maggior ostacolo nel percorso di trasformazione digitale delle organizzazioni

A cura di Mike Bushong, Vice President, Enterprise and Cloud Marketing, Juniper Networks

L’automazione ha fatto parte delle ambizioni delle reti aziendali negli ultimi due decenni.

Tuttavia, nonostante quasi 20 anni di desideri legati all’automazione, la stragrande maggioranza delle reti aziendali è organizzata ancora manualmente. A un certo punto, se l’industria nel suo complesso vuole fare un passo in avanti, dovrà riflettere su ciò che oggi sta rallentando l’automazione e quindi agire per rimuovere gli ostacoli. Da dove iniziare?

Domandarsi il perché

Il pensiero ricorrente di utenti e fornitori è che l’automazione sia la chiave per ridurre le spese operative e raggiungere una maggiore agilità. Tuttavia, inquadrando la discussione attorno a questi punti, la leadership aziendale interpreta erroneamente l’obiettivo principale dell’automazione e distrae i team dall’intraprendere azioni significative.

Le aziende che vedono l’IT soprattutto come un centro di costo probabilmente decideranno che non è mai il momento buono per automatizzare. Distogliere risorse da progetti a più alta priorità a favore di qualcosa che è considerato alla stregua di un makeup non è affatto semplice in aziende concentrate soprattutto sul ridurre la pressione dei costi operativi. Quindi, dove la rete non è una parte fondamentale del business, è improbabile vedere destinare investimenti seri a un ambizioso piano di automazione.

Ancora più insidioso è forse il fatto che, in queste aziende, proprio le persone che per prime dovrebbero abbracciare l’automazione sono quelle che temono di perdere il lavoro come conseguenza. È improbabile che l’automazione conduca direttamente alla perdita di posti di lavoro, ma sono i leader che involontariamente creano questo sentimento tra i lavoratori, provocando un disallineamento culturale che di sicuro rallenta il progresso.

Che dire dell’agilità? Sicuramente automazione significa fare le cose più velocemente. Solo che il problema non è la velocità.

Nelle reti aziendali di oggi la maggior parte delle imprese è in grado di compilare le proprie modifiche e costruire strumenti di automazione di base per procedere più rapidamente. Perché non lo fanno? Perché muoversi rapidamente quando si apportano cambiamenti a qualcosa che è storicamente fragile può essere pericoloso.

Se le aziende vogliono fare le cose velocemente ma non possono a causa del timore di far danno, allora l’automazione deve fondamentalmente affrontare il problema dell’affidabilità. Se la rete diviene più affidabile allora le aziende potranno anche agire più velocemente e a ciò sono legati costi e agilità. Non è che costi e agilità non siano benefici derivati, ma sono solamente il risultato di una rete più affidabile.

Nomi contro verbi

Quando si tratta di automazione di rete la prima domanda che la maggior parte delle organizzazioni si pone è: cosa automatizzare?

Quasi sempre la prima risposta è: la rete. La sfida qui è una questione di nomi e verbi. Essenzialmente le aziende non possono automatizzare una rete più di quanto possano automatizzare un tavolo. L’automazione ha a che fare con i verbi, ovvero con l’atto di fare qualcosa su una rete. E in assenza di una solida comprensione di cosa siano i verbi è impossibile sapere da dove cominciare.

I verbi su cui concentrarsi sono flussi di lavoro. In una disciplina definita principalmente dalla sintassi di configurazione c’è una sorprendente mancanza di enfasi sui workflow. Questi sono un insieme di operazioni legate tra loro per soddisfare alcuni obiettivi significativi di business. Se non si conoscono i workflow diventa difficile per i team operativi identificare i possibili candidati all’automazione.

Le aziende interessate a gettarsi nell’arena dell’automazione devono sapere come identificare i flussi.

Non tutti i workflow nascono uguali

Se chiedete a una persona di identificare i workflow, probabilmente indicherà quei flussi su cui ha il controllo totale. Vale a dire che i flussi che la maggior parte delle persone identifica sono quelli sui quali esse hanno il pieno controllo, dall’inizio alla fine. Il problema è che questi non sono gli obiettivi di maggior valore dell’automazione.

Automazione non significa eliminare l’uso della tastiera. Il tempo di completamento di un workflow è raramente determinato dal tempo trascorso a digitare sulla tastiera. Semmai il tempo si accumula ai confini. Confini che possono essere tra persone, ad esempio quando collaborano a un progetto. O tra sistemi, in particolare quando l’output di un sistema è usato come input di un altro. O tra organizzazioni, come quando diversi team contribuiscono a un progetto.

La conclusione qui è che raramente esiste un singolo individuo che attraversa questi confini e di conseguenza le aziende devono ampliare i team di lavoro se vogliono generare valore dalla trasformazione.

L’automazione richiede anche architetti

Per finire, se le imprese vogliono davvero raccogliere i frutti di una solida pratica di automazione, devono pensare a quest’ultima come a un requisito iniziale e non come a un’opzione operativa. Per troppe aziende l’automazione è qualcosa che si realizza nelle settimane, mesi o anche anni che seguono un grosso deployment.

L’automazione richiede un’enfasi pesante su aspetti quali il monitoraggio e l’analisi, il che significa considerare questi aspetti in fase di selezione dei dispositivi. Tutto si basa sulla distribuzione dei dati in modo che le informazioni possano essere condivise al di là dei confini e questo significa avere una strategia per la connessione di cose e persone al di là dei processi. Richiede infine un approccio architetturale che promuova esplicitamente il riuso di blocchi di automazione. Solo con un intenso riuso è possibile raggiungere l’obiettivo primario dell’affidabilità.

Un’ultima cosa: il cloud

Considerazione finale: l’affidabilità si basa sull’uniformità. Significa che l’automazione deve portare uniformità. Il networking è notoriamente costruito su misura, come accade per le cose fragili. Quando non è assolutamente necessario, non cambiate nulla. Ma ciò conduce alla diversità operativa, nemica giurata dell’automazione.

Quindi le aziende mentre pianificano il loro avvicinamento al cloud dovrebbero espressamente pensare a come portare uniformità nel workflow nonostante le differenze di infrastruttura. Ciò garantirà che l’automazione sia rilevante non solo nelle soluzioni on premise, ma anche nelle future architetture che sicuramente comprenderanno una parte di cloud.