Industria 4.0: come affrontare il mismatching tra domanda e offerta di lavoro

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Il segreto è la formazione a tutti i livelli, e l’esternalizzazione delle attività non core

La settimana scorsa tutto il mondo ha celebrato la festa dei lavoratori. L'avvento di Industria 4.0 e delle nuove tecnologie intelligenti ha riportato alla ribalta il tema della disoccupazione tecnologica legata all'automazione delle mansioni ripetitive. Come spesso accade, le posizioni in merito sono manichee: agli apocalittici, che prevedono milioni di disoccupati, si oppongono gli ottimisti, che ritengono che il mercato del lavoro tornerà automaticamente all'equilibrio e chi ha perso il lavoro lo potrà ritrovare dopo aver concluso un percorso di formazione e riqualificazione.

Indipendentemente da quanto accadrà nel lungo periodo, il presente è caratterizzato da un fenomeno noto come mismatching tra domanda e offerta di posti di lavoro: il mercato offre posti di lavoro che non trovano candidati. Sembra un vero paradosso, specialmente in Italia, vista la disoccupazione cronica che affligge il nostro paese, specialmente al meridione: è notizia recente che la Sicilia è una tra le 10 regioni con il più alto tasso di disoccupazione in Europa (Fonte: Eurostat).

Allo stesso temp, però, Unioncamere – l'Unione italiana delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, l'ente pubblico che unisce e rappresenta istituzionalmente il sistema camerale italiano – ha fatto sapere che il mercato del lavoro registra una cronica mancanza di candidati, principalmente tecnici di produzione, fisici e chimici, progettisti, ingegneri e informatici. Come dire: i posti di lavoro ci sono, ma non ci sono candidati sufficientemente preparati a ricoprirlo.

“Formazione, specializzazione e mobilità, queste le chiavi per interpretare il futuro del mercato del lavoro. Solo la convergenza di tecnologie, buona formazione scolastica, alta formazione tecnica specialistica e flessibilità dei candidati alla mobilità potranno evitare che milioni di persone siano repentinamente espulse dal mercato del lavoro con l’avvento della cosiddetta Industria 4.0.” ha commentato Stefano Mosca, Country Manager Italy di Protolabs, aggiungendo un piccolo consiglio: “Vista la cronica mancanza di addetti specializzati, alle aziende consigliamo di concentrare i loro addetti specializzati sulla produzione, esternalizzando le attività “non core” come potrebbe essere in molti casi la prototipazione e la produzione della preserie. Stampa 3D, lavorazione CNC e stampaggio rapido a iniezione, combinato alle lavorazione integrate che si possono fare sia sulla plastica che sui metalli, hanno raggiunto livelli di qualità tali da poter considerare come prodotto finito, anche un prototipo.”