Come prevenire e affrontare gli attacchi informatici

Kaspersky Lab ha condotto uno studio sugli attacchi informatici più eclatanti verificatisi nel 2013. I dati emersi sono piuttosto allarmanti e dimostrano come il fenomeno sia in continua espansione

Più di 1800 aziende nel 2013 sono state vittima dello spionaggio informatico. Questo è l’allarmante risultato emerso dalla ricerca condotta da Kaspersky Lab, che ha analizzato le attività di spionaggio messe in atto nello scorso anno per rubare i dati di agenzie governative ed istituti di ricerca e i programmi creati per il furto di denaro on line.

MOBILE, REPUTAZIONE AZIENDALE, PROTESTE E FURTO DI DENARO: LE PRINCIPALI CAUSE DEGLI ATTACCHI INFORMATICI

Nello specifico, lo staff di Kaspersky Lab, società specializzata nella produzione di prodotti informatici dedicati alla sicurezza, ha preso in esame alcune delle attività di cyberspionaggio più pericolose verificatesi nel 2013: Icefog, MiniDuke, Red October e la più pericolosa di tutte, NetTraveler, che ha colpito ben 40 paesi in tutto il mondo. In quest’ultimo caso, gli hacker sono addirittura riusciti ad avvalersi delle informazioni ricavate dai dispositivi mobili collegati alla rete. Il mobile dunque, rappresenta un campo d’azione sempre più importante per i criminali informatici.

Dall’analisi delle attività di hackeraggio portate avanti con Icefog, sono emersi risultati altrettanto importanti. Infatti, è stato rilevato che vittime degli hacker non sono soltanto obiettivi di profilo elevato o coloro che operano nel settore delle infrastrutture critiche, ma anche chi si occupa della gestione dei dati corre grossi rischi, in quanto gli hacker potrebbero utilizzare le informazioni ricavate dai dati rubati come strumento per raggiungere altri obiettivi.

Dalla ricerca condotta da Kaspersky Lab, azienda fortemente interessata a tutti gli ambiti d’azione dei pirati informatici,  è inoltre emerso che i motivi che spingo gli hacker a trasformarsi in veri e propri cyber criminali sono molteplici. Non solo quindi furto di denaro, ma anche minare la reputazione di un’azienda o attuare nuove forme di protesta, sono i motivi per cui gli attacchi informatici si stanno diffondendo in misura sempre maggiore.

A tal proposito, basti pensare ai ripetuti assalti messi in atto dal gruppo Anonymous che è riuscito a mettere in crisi i siti di diverse associazioni governative e delle organizzazioni che si occupano della sicurezza nazionale o le operazioni di hackeraggio attuate dal gruppo Syrian Electronic Army, che attraverso l’account Twitter dell’Associated Press è riuscito a diffondere false notizie su presunte esplosioni che si sarebbero verificate nella Casa Bianca.

Anche il sistema Bitcoin originariamente creato da matematici e appassionati d’informatica come moneta criptata, è stato utilizzato dai criminali informatici come mezzo di pagamento  anonimo e sicuro.

Un altro sistema attraverso cui i pirati informatici sono riusciti spesso ad appropriarsi illecitamente di denaro, sono stati i programmi Ransomware, con cui gli hacker riescono a bloccare l’accesso ai file di sistema o ai file data criptati presenti sul computer e consentono agli utenti di recuperarli solo dopo aver pagato. A tal proposito, celebre è stato il caso di Cryptolocker, con cui i cyber criminali davano alle loro vittime tre giorni di tempo per pagare, accettando tra le diverse forme di pagamento anche  i Bitcoin.

I dati emersi da questa ricerca sono dunque piuttosto allarmanti e confermano la necessità di un’adeguata conoscenza da parte degli utenti web delle numerose insidie che possono nascondersi nel complicato mondo di internet al fine di contrastare l’affermarsi di tali fenomeni.