I numeri delle PMI: l’urgenza di azioni concrete

Negli ultimi due anni, il bacino associativo di A.P.I. ha perso 500 imprese, il 60% per chiusura dell’attività

A cura di Paolo Galassi, presidente A.P.I.

L’Associazione delle Piccole e Medie Industrie di Milano, Monza, Pavia, Lodi e Bergamo.

Uno stato moderno e proiettato al futuro deve avere una politica industriale con obiettivi a breve-medio-lungo lungo termine. Lo facciamo noi imprenditori in azienda. Lo pretendiamo da chi guida una nazione.

Non si tratta di colori politici o di bandiere, ma di mettere l’Italia nelle condizioni di riprendere la dignità e la forza della seconda potenza manifatturiera europea.

Fare impresa deve essere un valore non una corsa a ostacoli!

Sono oltre 20 anni che non si creano le basi della politica industriale italiana, che ricordo essere fatta da interventi per orientare e supportare il processo di trasformazione strutturale di un’economia. È il processo di industrializzazione la guida della trasformazione economica e quindi, solo agendo su questo, è possibile indirizzare il più generale meccanismo di mutamento strutturale del Paese.

Dunque, guardo all’associazione che guido e vedo i numeri, che generano l’urgenza di azioni concrete.

Mi riferisco alla perdita di oltre 500 imprese negli ultimi due anni solo sul nostro bacino associativo.

Che si trova in Lombardia, uno dei motori economici dell’Italia.

Il 60% per chiusura dell’attività. Inutile sottolineare che se chiude un’azienda vengono eliminati dei posti di lavoro. Mediamente una nostra PMI associata occupa circa 20 addetti. Se dovessi stimare in termini numerici l’importanza e l’impatto sull’economia di ogni lavoratore potrei semplificarlo nel rapporto di 1/3.5, cioè con un solo stipendio mediamente si mantengono oltre 3 persone. Fate voi i conti.

L’8% ha dato disdetta per passaggio ad altra associazione. Il 7%, invece, per acquisizione da parte di multinazionali o imprese estere. E si conferma il depauperamento dell’imprenditoria italiana.

Infine, Il 25% ha dato disdetta per taglio costi, che non è mai una bella premessa, o per la perdita di fiducia nei corpi intermedi. Dobbiamo lavorare per ricreare la fiducia nelle istituzioni.

Ho creato in voi Istituzioni e Lettori un senso di urgenza? Spero di sì.

Perché in A.P.I. lavoriamo su: tutela, efficienza, sviluppo, networking, innovazione, sostenibilità.

Perché, ogni giorno, ci interroghiamo su come supportare le imprese a crescere, svilupparsi, resistere, investire, conoscersi e mettere a fattor comune le buone prassi tra imprenditori.

Cavalcare l’innovazione e farne la testa d’ariete per sfondare nei mercati e per mettere le basi per un futuro solido. Perché le imprese devono pensare in grande e agire in piccolo, a misura di pmi.

Oramai da anni faccio un esercizio di stile e ribadisco i temi sul tavolo: ridurre il costo del lavoro in maniera strutturale, abbassare il costo energetico, tempi della giustizia certi e uniformità di giudizio, dare più credito alle imprese, sostenere l’idea imprenditoriale, garantire la formazione continua e la riqualificazione del lavoratore, favorire il sostegno all’innovazione, allo sviluppo e all’internazionalizzazione, l’industria 4.0, dare attenzione alla nuova imprenditoria.

Noi imprenditori ci siamo. E Voi?