L’IoT cresce, ma l’industria è in ritardo

Il 45% delle aziende ha avviato almeno un progetto in ambito Industrial IoT, ma ben il 25% non ne ha addirittura mai sentito parlare

Continua l’inarrestabile crescita dell’IoT che, nel 2016, ha raggiunto i 2,8 miliardi di euro, con una crescita del 40% rispetto al 2015. A trainare lo sviluppo, sono state sia le applicazioni consolidate che sfruttano la connettività cellulare (1,7 miliardi di euro, +36%) sia quelle che utilizzano altre tecnologie (1,1 miliardi di euro, +47%).

I dati, come emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, testimoniano una crescita di grande rilievo, in linea o superiore a quella di altri Paesi occidentali, anche se in larga parte risultato degli obblighi relativi allo Smart Metering gas, che impongono alle utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018. Tuttavia, anche “depurando” il valore del mercato IoT dagli effetti della normativa, nel 2016 si evidenzia comunque una crescita di tutto rispetto, superiore al 20%.

Oltre ai contatori gas, è la Smart Car a guidare il mercato, con 7,5 milioni di auto connesse circolanti: questi due ambiti da soli rappresentano più della metà del fatturato IoT. E se si aggiungono le applicazioni negli edifici (Smart Building), soprattutto per la sicurezza, si supera il 70% del valore totale.

Dai prodotti ai servizi

Insieme al mercato cresce il numero degli oggetti: in Italia sono già 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare (+37%), senza contare gli oggetti che sfruttano altre tecnologie di comunicazione, come i 36 milioni di contatori elettrici connessi tramite PLC (Power Line Communication), gli 1,3 milioni di contatori gas che comunicano tramite radiofrequenza e i 650mila lampioni per l’Illuminazione intelligente connessi tramite PLC o radiofrequenza.

Angela Tumino, direttore dell’Osservatorio Internet of Things, commentando i risultati ha sottolineato che “È arrivato il momento di andare oltre il livello attuale di connessione degli oggetti per spostare l’attenzione verso i servizi. Ad esempio, l’auto connessa abiliterà nuovi servizi per la sicurezza, la manutenzione, la navigazione, il risparmio energetico, la mobilità condivisa. I dispositivi della Smart Home consentiranno di monitorare i consumi energetici per ridurre sprechi o indicare tentativi di infrazione. In fabbrica il monitoraggio degli impianti produttivi consentirà logiche di manutenzione predittiva e addirittura il pagamento dei macchinari in base all’effettivo utilizzo. Nella Smart City i dati raccolti potrebbero far sviluppare ‘sistemi operativi’ per governare meglio il territorio e mettere a punto servizi di valore per la comunità”.

L’IIoT è ancora in ritardo

L’impiego dell’IoT in ambito industriale non è una novità degli ultimi anni, perché da sempre il mondo produttivo ha monitorato i propri impianti, pur non mettendo in rete i dati raccolti. Eppure, secondo la ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, l’applicazione dell’ Industrial IoT in Italia è ancora in ritardo. L’Osservatorio ha realizzato un’indagine che ha coinvolto 110 aziende, con l’obiettivo di comprendere i progetti realizzati e le aspettative per il futuro.

Il 45% delle aziende intervistate ha recentemente avviato almeno un progetto in ambito Industrial IoT, ma ben il 25% non ne ha addirittura mai sentito parlare. Un risultato che dimostra come lo sviluppo dell’Internet of Things per l’industria sia ancora agli albori. È tuttavia un ambito in cui è atteso un crescente dinamismo nel 2017 per il processo di innovazione dei sistemi produttivi legato al paradigma dell’Industria 4.0. “Ne emerge come l’Industrial IoT sia una realtà ancora ai nastri di partenza, lontana dalla fase della maturità” dice Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Internet of Things -. Le applicazioni più diffuse, nel 52% dei casi, riguardano la gestione intelligente della fabbrica – la Smart Factory – per il controllo in tempo reale della produzione e la manutenzione preventiva e/o predittiva, e poi la logistica, nel 43% dei casi analizzati.

La mancanza di competenze è il primo ostacolo nell’avvio di progetti di Industrial IoT, indicata dal 57% delle aziende. Mentre le risorse economiche non vengono percepite come un problema, anche alla luce degli incentivi in arrivo dal Piano Nazionale Industria 4.0. “Nel prossimo futuro l’Industrial IoT ha davanti a sé due importanti direzioni di sviluppo – aggiunge Miragliotta -: da un lato puntare sulle competenze necessarie per analizzare e gestire i dati raccolti dagli impianti e dai macchinari connessi, dall’altro spostarsi progressivamente dalla vendita del solo hardware all’offerta di servizi di valore abilitati dall’I-IoT, ad esempio macchinari gestiti da remoto o ceduti secondo un modello di pricing basato sulle ore di funzionamento”.