Industry X.0: un’opportunità da cogliere al volo!

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I benefici sono evidenti, ma le imprese hanno il timore di non riuscire nel processo di digitalizzazione. Secondo Confindustria il 2018 deve pertanto essere l’anno della formazione digitale

Un’Italia sempre più digitale dove le imprese di tutto il territorio e il governo devono lavorare congiuntamente per raggiungere questo obiettivo è una ormai una priorità di massima urgenza. Ad essere determinate nella spinta  verso una riduzione del gap con l’Europa è e deve essere sicuramente il settore manifatturiero che da sempre caratterizza l’Italia rappresentando il secondo mercato europeo con ottimi risultati anche in termini di qualità dei prodotti e marginalità. Ed è proprio l’introduzione di nuove tecnologie digitali ad essere il fattore chiave della trasformazione delle fabbriche poiché consente di ottenere benefici in termini di performance, riduzione costi e al contempo garantire prodotti e servizi maggiormente apprezzati. Si va così a delineare il concetto di Industry X.0 che supera il paradigma di 4.0 poiché non riguarda solo l’impresa stessa, ma l’intero ecosistema. Uno studio globale di Accenture su 11 tecnologie digitali in otto settori industriali ha evidenziato che la combinazione ottimale delle nuove tecnologie utilizzate secondo un approccio Industry X.0 potrebbe incrementare il valore delle aziende a livello mondiale di 6,068 miliardi di dollari in media.

Facendo riferimento solo alle aziende manifatturiere italiane, è emerso come la maggior parte delle organizzazione intervistate abbia interiorizzato il potere e il potenziale della digitalizzazione (sia in ottica di profittabilità che per l’entrata in nuovi mercati), con la volontà di implementare le tecnologie di ultima generazione. Non è un caso quindi che più della metà delle grandi aziende e circa la metà delle PMI temono che ritardare l’innovazione possa mettere a rischio la loro futura sopravvivenza. L’introduzione delle nuove tecnologie però non è immediata poiché le aziende dovrebbero intraprendere un percorso di cambiamento che porta alla trasformazione del loro modello di business che operativo.  Esistono infatti ancora alcuni freni alla digital transformation e questo è testimoniato dal fatto che il 30% delle aziende italiane (con una percentuale leggermente inferiore per le pmi e superiore per le grandi realtà nostrane) è poco confidente nella propria capacità di gestire efficacemente tutte le nuove tecnologie per ottenere i risultati desiderati.

È pero necessario superare i timori del cambiamento poiché il momento è quello giusto per iniziare ad innovare. A pensarla così è Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale: “Il vento sta finalmente cambiando e un’ondata di fermento sta investendo il nostro Paese. Ne avevamo assolutamente bisogno in quanto è dal 2000 che stiamo accumulando un ritardo negli investimenti in digitale ed innovazione rispetto all’Europa. Se mediamente i Paesi europei da circa 15 anni investono il 6,5% de loro PIL, in Italia la spesa ha avuto un peso del solo 4,5%. Fortunatamente però, oggi la situazione è in miglioramento perchè le imprese ed il Governo hanno capito che il digitale è la chiave di volta per far ripartire la macchina chiamata Italia”.

In questa direzione è stato avviato il piano banda larga che prevede di avere il 100% di cittadini ed imprese coperto da un’infrastruttura in grado di garantire i 30 mega di velocità e il 50% di essi a 100 mega entro il 2020. Non solo: fondamentale è il piano Calenda che, intervenendo direttamente con iper e super ammortamenti, sta favorendo gli investimenti, tanto che tra ¼ e 1/3 delle imprese ha avuto accesso agli incentivi registrando interessanti benefici. A questo si aggiunge un tour per l’intero Paese organizzato da Confindustria e il governo per spiegare agli imprenditori cosa significa essere una vera impresa manifatturiera digitale.

Un esempio pratico dei benefici dell’Industry X.0 riguarda il nuovo Industrial IoT Innovation Center realizzato a Modena da Accenture in collaborazione con HPE COXA: l’obiettivo è quello di far “toccare con mano” l’innovazione tecnologica applicata ai processi manifatturieri, per aiutare gli imprenditori a comprendere i vantaggi che le nuove tecnologie possono portare al loro business.

Le macchine sono tutte connesse e le loro performance sono monitorate da una dashboard che permette di registrare un’elevata quantità di dati con benefici sulle performance e sulla loro gestione. Questo ha permesso di attivare di giorno solo i processi dove era richiesta la presenza di addetti umani, mentre la notte tutte quelle operazioni che possono essere svolte in autonomia. I lavoratori utilizzano inoltre smartglasses per interagire con la macchina e vengono avvisati con degli alert sui propri smartwatch – ha spiegato Andrea Bozzoli, ceo di HPE COXA. – A seguito della connessione delle nostre macchine abbiamo registrato in 3 mesi un miglioramento del 5% dell’efficienza generale. Sistemi basati sull’intelligenza artificiale permettono inoltre di aumentare la sicurezza in fabbrica: il circuito di telecamere smart con riconoscimento facciale individua i ad esempio lavoratori senza casco.

I benefici dell’Industry X.0 ottenuti da HPE COXA, specializzata in tecnologie metallurgiche meccaniche per i settori automotive, motorsport e automation solution, possono essere registrate in qualunque ambito manifatturiero: l’analisi dei dati permette di prendere migliori decisioni in tutti i tipi di organizzazione.

Ma per godere dei frutti della digital transformation servono le competenze adatte: se oggi ci fossero  80 mila specializzandi in discipline digitali domani avrebbero tutti lavoro. Nel giro di 3 anni la richiesta da parte delle imprese di queste risorse salirà a 200 mila unità. Il gap tra domanda e richiesta non è però una criticità che riguarda solo l’Italia, ma anche l’Europa.

Il 2018 deve essere l’anno della formazione: 8000 sono i diplomati negli i.t.i.s. ogni anno e questo numero deve essere triplicato in 2 anni. Anche il numero dei laureati in discipline digitali (7500) è opportuno che sia raddoppiato in 3 anni. Nelle scuole inferiori si deve invece  iniziare ad insegnare il digitale. Di conseguenza il MISE è chiamato a ripensare il modello formativo erogato e lo deve fare subito. Ma non può farcela da solo: serve ancora una volta il coinvolgimento delle imprese che devono richiedere direttamente i profili voluti. Non solo: la formazione però deve avvenire anche dentro in azienda: gli imprenditori avranno il compito di farsi carico di adeguare le competenze del proprio personale” ha aggiunto Elio Catania.

Oltre a rafforzare le competenze digitali, creare ecosistemi territoriali aperti volti alla condivisione di skill e studiare i dati raccolti, le imprese devono trovare il giusto bilanciamento tra il vecchio e il nuovo modello di business, attivando strategie di cambiamento, anche della cultura aziendale.

L’Industry 4.0, al contrario di molti timori secondo cui le macchine toglieranno il lavoro alle persone, garantirà invece una crescita del 10% dei lavoratori. La digital transformation non deve quindi essere vista come un pericolo, ma un’opportunità da cogliere al volo” ha concluso Elio Catania.